Pragmatica della comunicazione: ogni scolaretto dovrebbe sapere che…

“I più sono sviati dall’istruzione;
credono a questo e quello perché così li hanno educati.
Il prete continua ciò che iniziò la balia,
e in tal modo il bambino inganna l’uomo.”
John  Dryden

Si parla tanto in questi giorni di errori di comunicazione o di sbagliata strategia di comunicazione.
Lo si fa come sempre a fatti compiuti e a “bocce ferme”, quando è più facile criticare, risultati alla mano, il modo in cui i contendenti se la sono giocata, la partita, e il modo in cui le loro scelte tattiche hanno influenzato, si suppone, le risposte che gli elettori, in questo caso, hanno dato.

Si potrebbero fare ricostruzioni simili per valutare le variabili che hanno contribuito a produrre determinati risultati in una campagna pubblicitaria o in una di quelle manovre di condizionamento dell’opinione pubblica che mirano a spostare il consenso della popolazione su un argomento o su una situazione sulla quale occorra avere “tutti d’accordo”.
Già, perché questo è, molto spesso, l’obiettivo: avere il consenso, ottenere l’accordo, l’ammirazione, l’appoggio!
E, naturalmente, l’uso della comunicazione è uno degli strumenti principali che si possono usare per perseguire lo scopo.

La capacità di convincere un altro è in una certa misura un’arte, una sorta di fascino che alcune persone sembrano possedere dalla nascita, come se fosse un dono. E’ anche una tecnica che può essere appresa e studiata. Ha le sue regole, i suoi esercizi, i suoi “maestri” (sacerdoti, guru, istrioni, professori, sciamani…).

E ha un terreno su cui può essere più o meno proficuamente coltivata: diceva Don Milani (e Dario Fo ha fatto uno spettacolo teatrale che nel titolo riecheggia le stesse parole) che  “L’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000, per questo lui è il padrone”.
Quando una persona che “conosce 100 parole” legge questa frase pensa che, se sarà bravo, presto anche lui arriverà a conoscerne 1000 ed avrà lo stesso potere di… Chi ne conosce già 1000 a volte è un “padrone” che farà di tutto per ostacolare la crescita culturale di chi sapendo meno ha meno strumenti per cavarsela, a volte è un ricercatore che ha scoperto il piacere della conoscenza e continua nell’impresa di aumentare la mole delle cose che sa, altre volte ancora è uno che si è accorto che, comunque, sta cercando di svuotare il mare con un cucchiaio.
Fanno parte di quest’ultima categoria quelli che hanno capito che “mille o cento parole” non sono che i termini di una metafora che approssima la realtà e ne dà un’interpretazione senza cogliere in pieno il significato che… non può essere colto.

Sanno che non c’è un senso univoco e non c’è una Verità: ci sono opinioni e interpretazioni, contenitori che danno forma e, talvolta, deformano ciò che stanno contenendo, teorie che tentano di spiegare le cose e, facendolo, le mettono insieme in un certo modo vedendole, poi, così come le hanno raggruppate.
Da bravi scolaretti sanno che, come dice Ignazio Licata : ” ‘Lì’ c’è sicuramente un mondo con le sue regolarità, ed è un po’ come l’acqua. Siamo noi che, di volta in volta, la interroghiamo in maniera diversa, dandole una forma, utilizzando modelli diversi per raccontare aspetti diversi del mondo.”

Sulla comunicazione, ad esempio, sanno che coltivare il substrato su cui la capacità di trasmettere informazioni possa crescere significa rendersi conto che il comunicare non avviene su una tabula rasa.
Percepire è condizione necessaria per comunicare.
Le informazioni passano da chi le emette verso chi le recepisce.
Questo determina un flusso che viene definito, per convenzione, bottom-up (dal basso verso l’alto) di informazioni che arrivano a chi sta ascoltando/ricevendo; ma c’è al contempo un flusso top-down ( dall’alto verso il basso), nella mente di chi riceve.

Sono credenze, memorie, registrazioni più o meno consce di eventi accaduti, che influenzano non solo ciò che una persona coglie di quanto le viene detto ma anche il modo in cui ascolta, la sua capacità di ritenerlo e di collegarlo con altre cose che già sa, ecc.

Sapendo questo e tenendolo bene a mente gli scolaretti deducono che l’attenzione di chi ascolta può essere influenzata ed è continuamente influenzata da ciò che le persone già sanno o da ciò che credono di sapere o dalle cose che, venendo ripetute in continuazione, creano, nella cascata di informazioni interne top-down, un continuo messaggio che influenza stabilmente la loro percezione del mondo.
Se abito nella Germania del 1940 e vedo scritto letteralmente da ogni parte ( sui muri, sui libri di testo, sui giornali, sui loro vestiti ) che gli Ebrei… cosa farò quando ne incontro uno?

La Propaganda è un modo per tentare se possibile di scrivere indelebilmente nel cervello delle persone quelle idee che poi ne influenzeranno le scelte, le azioni, le abitudini.

Che si stia portando avanti una campagna elettorale o che si stia facendo il filo alla vicina di casa poco importa: in ogni caso le aspettative, le emozioni e i pregiudizi, di chi ascolta, influenzeranno profondamente il messaggio che trasmetto e dovrebbero, di conseguenza, influenzare il mio modo di veicolare ciò che intendo far capire.

Così se la mia vicina è sordomuta sarò più efficace con il linguaggio dei segni o con la comunicazione non verbale che con un megafono. E se voglio fare colpo su di lei con un nuovo cucciolo che le comunichi la mia capacità di prendermi cura dei più deboli forse darò al mio cane un nome di cui conosca bene il significato ( se è una psicologa magari Empatia va bene, ma potrebbe essere carino Polpetta se voglio sembrare meno sofisticato ).

Insomma, per cominciare a riflettere sull’arte e sul modo di comunicare (Pragmatica della Comunicazione Umana) uno scolaretto dovrebbe almeno sapere che mentre avviene quella che possiamo definire comunicazione visibile: uno che parla, gesticola, fa pause, punteggia il discorso, trasmette; e l’altro che ascolta o fa finta, interrompe o si distrae, sta attaccato allo schermo o cambia canale; avviene al contempo una comunicazione invisibile: il flusso ininterrotto di memorie, emozioni, reminiscenze, associazioni, che influenza la percezione di “ciò che entra” e le risposte interne ed esterne che, a quello stimolo, verranno date.

Non tenerne conto è stupido. Chi crede che ne teniamo già conto è stato in un’altra nazione in questi ultimi tempi o, più probabilmente, su un altro pianeta.

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2 risposte a Pragmatica della comunicazione: ogni scolaretto dovrebbe sapere che…

  1. flora ha detto:

    Ripasso su Watzlawick ben sintetizzato e ben applicato in questo flusso odierno…grazie come sempre…perle vere…

  2. Riccardo ha detto:

    Pragmatica della comunicazione umana: uno dei testi più intelligenti che io abbia mai letto.

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