Sull’essenzialismo

“Che la terra sotto i nostri piedi sia
paradiso o inferno dipende dal nostro
modo di vedere e di camminare”
Thich Nhat Hahn

Nell’ultimo post, scrivendo di cosmesi, di abbellimenti e di mascheramenti della realtà, parlavo della necessità di chiederci in che modo ci convinciamo delle cose di cui siamo convinti e dell’antidoto che dovremmo essere in grado di somministrarci per non cadere preda di chi ha interesse a farci credere cose che non necessariamente sono quello che sembrano.

L’idea stessa di guardare sotto alla superficie è un invito ad osservare con più attenzione e ad adottare un atteggiamento che ci dà una posizione diversa non solo verso gli oggetti che ci circondano ma anche nei confronti delle persone con cui abbiamo a che fare.
Tutti noi ci facciamo delle mappe: abbiamo delle teorie che ci permettono di orientarci fra le cose e le persone; rispondiamo al mondo in base a ciò che crediamo che sia e, quando abbiamo a che fare con un nostro simile, ci facciamo un’idea di cosa stia pensando, sentendo, progettando.

Questa teoria di cosa c’è dentro orienta le nostre scelte, i nostri gusti e, spesso, le nostre frequentazioni.
E’ un vero e proprio Essenzialismo: la credenza che sotto alla superficie ci sia un’essenza, qualcosa che corrisponde alla vera natura di un oggetto o di un individuo; qualcosa che può essere scoperto e che rappresenta il valore intrinseco di ciò con cui abbiamo a che fare.
In questa sede non mi interessa discutere quanto questo modo di leggere la realtà abbia una validità filosofica o scientifica (rimando alla definizione su wikipedia per alcuni cenni e per una bibliografia minima).

Dal punto di vista di uno psicologo quel che conta è che ogni persona agisce prendendo per buona una mappa che, più o meno ingenuamente, si è costruito.
“La mappa non è il territorio” ma la fiducia che abbiamo nella sua capacità di interpretazione determina gran parte di quello che ci aspettiamo. Agire sulla mappa è un modo per cambiare la percezione che abbiamo e del mondo e, in ultima analisi, il mondo stesso.
Ogni Psicoterapia, anche quelle in via di estinzione che sembrano negare l’esistenza di una Psiche a favore di una serie di “risposte agli stimoli del mondo”, si basa sul presupposto che cambiando alcune delle coordinate delle mappe che ci siamo fatti e intervenendo su ciò che pensiamo della realtà possiamo cambiare la nostra vita.

Nel suo libro “How pleasure works” lo psicologo Bloom descrivendo quanto sia importante ciò che pensiamo di un oggetto per la percezione che ne abbiamo e per il valore che gli diamo riporta il seguente esempio : “Hermann Goering, il successore designato di Adolf Hitler, era in attesa dell’esecuzione capitale per crimini contro l’umanità quando venne a sapere di un piacere che gli era stato portato via. Un osservatore riferì che in quel momento Goering sembrava ‘uno che per la prima volta aveva scoperto l’esistenza del male nel mondo’. Il crimine nei suoi confronti era stato perpetrato dal pittore e collezionista d’arte Olandese Han van Meegeren. Durante la seconda guerra mondiale, Goering aveva dato a van Meegeren 137 dipinti per un valore che oggi si aggirerebbe sui 10 milioni di Dollari. Ciò che aveva ricevuto in cambio era “Cristo con L’adultera” di Johannes Veermer.

christandtheadulteresslgProprio come Hitler, Goering era un collezionista compulsivo di opere d’arte e aveva saccheggiato mezza Europa. ma era soprattutto un appassionato di Vermeer e quel suo quadro era l’acquisto di cui andava più fiero. Alla fine della guerra gli Alleati trovarono il quadro e scoprirono da chi l’aveva comprato. Van Meegeren fu accusato di aver venduto un capolavoro Olandese ai Nazisti. Era un’accusa di tradimento punibile con la morte. Ma dopo sei settimane di prigione van Meegeren confessò un crimine diverso: aveva venduto a Goering un falso dipinto da lui. All’inizio nessuno gli credette e per provare la sua innocenza gli fu chiesto di produrre un altro “Vermeer”. In sei settimane van Meegeren — circondato da reporter, fotografi e operatori televisivi e imbottito di alcool e di morfina (l’unico modo in cui sembra potesse lavorare) — riuscì nell’impresa… Fu giudicato colpevole di un crimine minore e gli fu comminata la pena di un anno di carcere… Pensate ora al povero Goering e a come deve essersi sentito quando gli fu detto che il capolavoro di cui era in possesso era un’imitazione. Goering era, sotto molti punti di vista, uno strano uomo — ossessivo fino alla comicità, totalmente indifferente alle sofferenze degli altri, e descritto da uno dei suoi intervistatori come un “simpatico psicopatico”– ma non c’era niente di strano nel suo shock. Voi avreste provato la stessa cosa… se comprate un quadro che vi hanno garantito essere un Vermeer, parte della gioia che provereste possedendolo sarebbe basata sulla convinzione che proprio Vermeer l’ha dipinto… E non si tratta solo di arte. Il piacere che ricaviamo dagli oggetti quotidiani è collegato all’idea che ci siamo fatti sulla loro storia”.

Sono queste idee che ci rendono preziosi oggetti che, altrimenti, considereremmo banali e facilmente sostituibili: la maglietta indossata dal campione di una squadra non è, per un tifoso, solo una maglietta e ben pochi genitori scambierebbero l’orsacchiotto di loro figlio con un altro peluche “più nuovo”.

Crediamo che le persone lascino un’impronta particolare nelle cose che hanno toccato, posseduto, costruito. E lo crediamo perché siamo convinti che ogni persona abbia qualcosa che la caratterizza e che la rende unica, qualcosa che costituisce la sua essenza e che ce la rende preziosa o antipatica, amata o odiosa, riconoscibile e conoscibile se saremo in grado di coglierne l’interiorità.

E’ su questa convinzione che basiamo la nostra personale teoria della mente ed è accettando questo presupposto che sviluppiamo, più o meno consapevolmente, la nostra empatia: la capacità di metterci nei panni dell’altro, di coltivare le relazioni e di avere cura.

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