Cronaca 14 – Hypnos: Memoria

Vari studi dimostrano che se il
nostro cervello stima che un
particolare evento sia significativo,
il ricordo di tale evento
avrà una maggiore probabilità
di venire in seguito richiamato”
Edelman et al.

Rileggendo “Stati di Coscienza: senza Memoria e senza Desiderio” e riflettendo su alcune delle domande e dei commenti che quel post ha suscitato mi sono reso conto che le “mie” definizioni di memoria e di desiderio si scostano parecchio dal significato che normalmente si dà a questi termini.

Con questa cronaca e con altre che seguiranno cercherò di riempire la distanza fra le due definizioni.

Ho deciso di inserire queste mie considerazioni sulla memoria in una delle cronache con il “suffisso” Hypnos perché considero che gran parte di ciò che dirò rientra in una categoria poco osservata e poco indagata (dai non addetti ai lavori) di fenomeni. A volte, in questo blog, tratto argomenti così ampi che, al solo pensiero di affrontarli, sento che le poche cose che dirò non saranno che una goccia nel mare di ciò che andrebbe detto e che altri, spesso molto preparati, hanno provato a dire versando, a loro volta, le loro gocce.

Quando mi accorgo di questo divario mi rifugio nell’ombra di qualche archetipo: provo a guardare le cose da un’angolazione che mi permetta di osservare dimenticandomi un po’ di me stesso e usando invece la capacità di scorgere e di penetrare che gli archetipi, in quanto forze che informano la vita, hanno.

Eros, Thanatos, Hypnos, sono vertici da cui guardare il mondo, giganti sulle cui spalle si può salire per un po’ per osservare prima di venire, compassionevolmente, si spera, disarcionati.

Cos’ha da dire Hypnos, il dio del sonno, sulla memoria? Cosa ne sa un dio che è così vicino al dimenticare e all’oblio, di una funzione che ricorda e ritiene?

Mnemosine, la personificazione della memoria, giacendo per nove notti con Zeus diede origine alle nove Muse, patrone delle arti, e molte delle tecniche a cui le Muse presiedono (la danza, la poesia, la musica) erano e sono così intimamente connesse con la Trance Ipnotica e con la “cura dell’inconscio” che si potrebbe andare avanti a lungo ad elencare in senso mitico le “parentele” tra sonno e memoria. Ma la nostra mente occidentale ha bisogno di altro oltre alle allusioni mitiche per convincersi dei nessi e delle relazioni tra variabili così, apparentemente, distanti.

E’ quindi utile documentare in senso più scientifico questa reciproca influenza fra Hypnos e Mnemosine, fra inconscio e memoria.

Comincerò col dire (citando Siegel “La mente relazionale“) che : “…la memoria non è solo ciò che siamo in grado di ricordare consciamente del passato; secondo una definizione molto più ampia, è l’insieme dei processi in base ai quali gli eventi del passato influenzano le risposte future”.

Grazie alla memoria una serie di avvenimenti passati possono influenzare il nostro comportamento presente anche se non siamo direttamente coscienti di questa influenza. Le nostre esperienze precoci, cose che abbiamo vissuto quando eravamo molto piccoli, hanno modellato il nostro cervello e il nostro modo di rispondere al mondo.

Abbiamo appreso certe risposte, certi comportamenti e certi modi di vedere e di percepire il mondo e, adesso, queste modalità determinano il nostro modo di essere nel mondo.

Dice Siegel: “I neonati percepiscono l’ambiente che li circonda fin dai primi giorni di vita, i diversi studi hanno dimostrato che i bambini anche molto piccoli sono capaci di avere ricordi di esperienze precedenti che si manifestano in termini di apprendimento comportamentale, percettivo ed emozionale”.

Questi ricordi sono, naturalmente, qualcosa di molto diverso da ciò che noi normalmente chiamiamo ricordi: non sono eventi che possiamo riportare alla memoria con uno sforzo conscio ma, piuttosto, delle tendenze, delle predisposizioni ad agire in un certo modo che abbiamo appreso e che ci permettono di andare avanti ad apprendere proprio perché abbiamo costruito una base su cui andare avanti a costruire.

Questo genere di ricordi costituiscono quella che viene definita memoria implicita” e “La memoria implicita è mediata da regioni cerebrali che non richiedono la partecipazione della coscienza ai processi di registrazione e di recupero. Quando il ricordo viene richiamato, i profili neurali che vengono riattivati coinvolgono circuiti cerebrali che sono parte essenziale della nostra esperienza quotidiana della vita: comportamenti, emozioni e immagini”.

In altre parole: nella nostra memoria sono “immagazzinati” non solo episodi, conoscenze o eventi che possiamo riportare alla mente, ma tutta una serie di comportamenti che sono risposte specifiche a situazioni che capitano e a cui non abbiamo nemmeno bisogno di decidere di rispondere: ci sono lì, già pronti, i comportamenti che abbiamo appreso, le emozioni che modulano il nostro sentire, le immagini che evocano lo sfondo su cui si staglia l’esperienza che stiamo vivendo.

Fortunatamente non è tutto già determinato: non siamo solo il frutto di ciò che ci è accaduto e che abbiamo registrato. Ci è data comunque la possibilità di scegliere (in una certa misura) quali comportamenti agire. A meno che dimentichiamo di osservarci e di esercitare la nostra consapevolezza di “cosa stiamo agendo quando reagiamo”.

Gli elementi impliciti, le immagini, i comportamenti e le emozioni che sono immagazzinati nella memoria: “…sono fondamentali nel determinare il nostro senso soggettivo di noi stessi: noi agiamo, sentiamo e pensiamo senza necessariamente riconoscere l’influenza delle passate esperienze sulla nostra realtà presente”.

In altri termini: ci attiviamo in un certo modo, diventiamo un particolare personaggio, prendiamo una certa postura, un modo di “essere” e, in base a quello, re-agiamo alla situazione che si presenta. E ciò che ci guida, ciò che ci rende una certa persona è, in parte, ciò che decidiamo di essere e, in parte, ciò che si re-stimola, ciò che si attiva perché lo abbiamo appreso inconsciamente ed è lì a livello implicito.

Ecco il nesso fra memoria e inconscio. Se dovessimo sempre tenere presente tutte le informazioni a livello esplicito la nostra mente sarebbe sempre ingombra di un’immensa quantità di dati; se, d’altra parte, non tenessimo presente a livello implicito ciò che vivendo abbiamo appreso “…a ogni nuova esperienza dovremmo ricominciare ad imparare; i modelli svolgono quindi un ruolo fondamentale nei nostri processi di apprendimento: derivati dal passato influenzano le nostre esperienze percettive del presente e ci aiutano a intuire il futuro e ad agire di conseguenza”.

Questa possibilità di anticipare almeno in parte quello che il futuro ci riserva può essere considerata come una componente essenziale della memoria implicita.

E questo è il bello e allo stesso tempo il terribile della memoria. Non abbiamo bisogno di essere sempre svegli, sempre all’erta: possiamo contare su una quantità di cose che abbiamo imparato a fare e ad essere nel passato ma… contemporaneamente alcuni di questi modi di fare e di essere hanno raggiunto una “certa autonomia”: possono scattare da soli e reagire influenzando senza che ce ne rendiamo conto il nostro umore, il tono emozionale, la stessa capacità di riflettere e di ponderare i nostri gesti, la comunicazione, l’affettività.

Hypnos ci ricorda che memoria è anche tutto quell’implicito che portiamo con noi: quell’insieme compatto, sintetico, e non completamente analizzabile (né ricordabile) che determina gran parte della nostra vita interiore ed esteriore.

La memoria è, insieme al ricordare, anche questo continuo ritenere.

Quando Bion invita i terapeuti, e non solo loro, ad essere il più possibile senza memoria e senza desiderio, invita ognuno di noi a tener presente la continua influenza del nostro passato sulla percezione del presente.

Non possiamo certo escluderla; ma possiamo sapere che c’è e possiamo chiederci quanto una reazione (emotiva, affettiva, comportamentale) a qualcosa che l’altro ha detto o fatto qui e ora è, davvero, una reazione a lui o a lei o, piuttosto, un vecchio modo di rispondere, qualcosa di comodo ma a volte ingombrante, che satura la mente e toglie spazio al presente.

Questi non sono che abbozzi di una definizione ampia del concetto di memoria. Come tutte le amplificazioni aprono la strada a nuove domande. Una delle più pregnanti è, dal mio punto di vista, quella che chiede come mai certi aspetti dell’esperienza vengono ritenuti più di altri? Cosa rende cruciali certe esperienze spingendoci a ripeterle e a riattivarle continuamente lasciandone svanire altre sullo sfondo?

Ho abbozzato delle possibili risposte in alcuni degli ultimi saggi. Altre ne accennerò nelle prossime cronache incrociando memoria e desiderio e tornando sui concetti di ripetizione, di emozione e di inconscio.

 

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