Cronaca 12 – Hypnos: lo stato di Trance

Credo che l’azione, se deve essere pianificata,
vada sempre pianificata su una base estetica”
G.Bateson

… vediamo tremare e confondersi i limiti fra noi e la natura e veniamo a conoscere l’atmosfera in cui non sappiamo se le immagini sulla retina provengono da impressioni esteriori o da quelle interne. Mai come in questo semplice esercizio facciamo la semplice e facile scoperta di quanto siamo creatori, di quanto la nostra anima sia sempre partecipe della continua creazione del mondo.”. Così H.Hesse in uno dei suoi primi romanzi, Demian, fa commentare al protagonista l’esperienza che, soffermandosi con un amico a guardare il fuoco che brucia in un caminetto, ha appena vissuto.

Così avviene quando lasciamo che la nostra attenzione fluttui liberamente e togliamo un po’ di quella censura della coscienza che continuamente tenta di descrivere il mondo “per quello che è”.

Può darsi che il mondo sia davvero sempre ciò che è ma il fatto è che, soggettivamente, noi non lo sappiamo: la mappa non è il territorio e ci sono tante descrizioni diverse di un evento quanti sono gli spettatori o i protagonisti che vi assistono o vi prendono parte. Certo, il mondo esiste, qualcosa là fuori c’è sicuramente e il fuoco che stiamo osservando scalda e può scottare ma, come in un test di macchie di Rorschach, ciò che io scorgo quando lo osservo può essere molto diverso da ciò che un altro ci vede. Ogni lettura della realtà è anche un’aggiunta di qualcosa che proviene dall’osservatore (Vedi: Sulla depressione III parte: il diciottesimo cammello).

E’ basandosi su questa “semplice e facile scoperta” che, fin dall’antichità, chi voleva aiutare, convincere o manipolare un altro essere umano ha cercato metodi che gli permettessero di raggiungere il suo intimo per intervenire sull’osservatore e cambiare così, dal di dentro, la realtà dell’altro.

Fra questi metodi l’Ipnosi è stato uno dei più usati e, contemporaneamente, sopra/sottovalutati: c’è chi pensa sia uno strumento potente in grado di piegare la volontà dell’altro e modificarne il comportamento permettendo all’ipnotista/manipolatore di fare di lui ciò che vuole e chi la considera poco più di un fenomeno da baraccone, qualcosa che funziona solo con complici consenzienti o persone dalla volontà debole.

Naturalmente l’Ipnosi è qualcosa di molto più complesso e ci vorrà ben più di una cronaca per darne un’idea anche solo abbozzata. In questa mi limiterò a descrivere lo stato che è il presupposto, lo strumento principale e la condizione necessaria per l’ipnosi: la trance.

Parto da un punto remoto del labirinto, un luogo profondo in cui, scorrendo, i fiumi di Eros e Thanatos informano, modellano e danno vita a quelle pulsioni che nella psiche muovono i desideri, costellano le emozioni e gli affetti, danno origine alle preferenze e al carattere.

Hypnos, il dio del sonno degli antichi Greci, era il fratello gemello di Thanatos. Era quindi, per vie traverse, anche lui imparentato con Eros che non compare mai senza Thanatos/morte come sua ombra. Veniva rappresentato come un giovane uomo, a volte con la barba, e con le ali sul capo; fra i suoi figli o fratelli comparivano, nella complessa teogonia greca, i sogni (Oneiroi); sua madre era Nyx, la notte.

Era, insomma, la personificazione del sonno: un guardiano della soglia in grado di traghettare la coscienza dallo stato diurno a quello notturno con la sua realtà fatta di immagini oniriche che sfuggono alle leggi che regolano la vita a occhi aperti.

La Trance (dal latino transeo: passo, mi trasferisco) è quel momento in cui la psiche è metà da una parte e metà dall’altra, fra il sonno e la veglia: fra uno stato di coscienza che consideriamo normale/dominante e un altro che riteniamo modificato/secondario.

Per i Greci essere toccati da Eros significava innamorarsi, eccitarsi, essere presi da fervore, da desiderio e a volte da mania; essere sfiorati da Thanatos era come morire, deprimersi, immobilizzarsi, sperimentare la propria scomparsa; Hypnos invece addormenta, fa sognare, crea incubi, ci fa agire come dei sonnambuli.

Nella psiche moderna tutte queste cose… sono esattamente le stesse: non esiste una psiche moderna, ci innamoriamo, sogniamo e moriamo esattamente come succedeva ai Greci; diamo spiegazioni diverse e non mitologiche a questi fenomeni che, tuttavia, ancora oggi succedono esattamente come allora, come se forze più potenti di noi ci trascinassero.

Come Eros e Thanatos, Hypnos è sempre all’opera nella nostra psiche. Lo testimoniano i sogni ad occhi aperti, quei momenti in cui siamo come assenti e da un’altra parte, i fenomeni di trance collettiva, le attenuazioni di coscienza, ecc.

Usare la trance in psicoterapia è usare una risorsa che è già presente nel paziente. Quella che Erickson chiamava Trance Quotidiana è qualcosa che ognuno di noi usa ed ha usato con grande efficacia e che, tuttavia, non conosce affatto. Non sappiamo in che modo abbiamo imparato la nostra lingua madre: non ci siamo messi a studiarne la grammatica, non abbiamo estrapolato delle frasi convenzionali da ripetere in certe situazioni, non siamo stati particolarmente attenti alla pronuncia… eppure abbiamo fatto tutto questo! O meglio… l’abbiamo lasciato fare ad una parte di mente che connettendo e correggendo all’interno del processo di apprendimento ha, via via usato, compreso e applicato un intero linguaggio.

Questa parte di mente, la Mente Inconscia che Erickson ha definito come un agente salutare interno è in grado di organizzarsi ricorsivamente e di autocorreggersi. Osservando un bambino alle prese con le sue prime lallazioni (i vari ma-ma-ma, pa-pa-pa, ecc.) possiamo vedere all’opera proprio questa parte di mente che ripetendo, ascoltandosi, riprovando e compiendo tante piccole variazioni sul tema, perfeziona un comportamento, se ne appropria, lo rende naturale.

Quando, più avanti nella vita, lo stesso bambino cerca di imparare una nuova lingua tutto diventa più difficile perché è come se fosse andata perduta quella capacità di attenzione che, anni prima, aveva svolto così bene il compito. Ci ritroviamo così a cercare di memorizzare parole, capire regole grammaticali, mandare a memoria liste di verbi irregolari, ecc.

La mente razionale, conscia e diurna, con i suoi strumenti catalogati, definiti e ingombranti, sembra essere molto meno efficace della psiche di un neonato in questo esercizio.

Lo stesso accade in psicoterapia. Ho visto pazienti che con tutta la loro volontà adulta e con la ferma decisione razionale di cambiare un loro comportamento sintomatico non riuscivano a fare altro che posticiparlo di qualche ora o di qualche giorno per poi ritrovarsi a sperimentarne le penose conseguenze. A volte l’unico modo per aiutare questi pazienti è quello di far leva sulla loro dimenticata capacità di usare l’inconscio.

Dice B.P.Keeney nel suo libro “L’estetica del cambiamento”: “Quando terapeuti e clienti abbandonano le loro strategie di azioni coscienti, finalistiche, e si attengono al ‘fare del non fare’… essi si attengono a ordini mentali inconsci. Jung (1939) ha consigliato: ‘Aspetta ciò che ha da dirti l’inconscio sulla situazione’. Una premessa fondamentale dell’ecologia, che sembra essere al di là della comprensione di buona parte della cultura occidentale, è che un ecosistema si risana solo se non si tocca. Lasciare che un’ecologia si risani da sola non significa essere indolenti o irresponsabili. Il fare del non fare è invece un richiamo a un ordine di azione più elevato. La terapia diventa così un contesto in cui un sistema trova i propri adattamenti.”.

In altre parole e tornando al linguaggio mitologico (che è uno dei linguaggi che l’inconscio capisce meglio): il terapeuta deve imparare a fare meno e deve insegnare al paziente a fare meno; deve piuttosto fare leva su Hypnos, quel guardiano della soglia che porta il paziente in profondità e in uno stato di attenzione in cui le convinzioni, i desideri, le emozioni e i sintomi trovano uno spazio diverso, una nuova casa e un’ecologia in cui possano connettersi diversamente e correggersi. In questo modo la persona impara una nuova grammatica, un nuovo linguaggio interno e una nuova punteggiatura.

E visto che la Mente Inconscia tende per sua natura alla sanità, i nuovi adattamenti andranno spontaneamente in quella direzione.

I modi per raggiungere questo stato di coscienza modificato spaziano dall’uso delle libere associazioni all’immaginazione guidata, alla Bioenergetica, all’Induzione Ipnotica. Tutti puntano ad una condizione di trance in cui, grazie all’attenuazione del normale stato di coscienza, sia possibile raggiungere l’Inconscio e attivare la sua improvvisazione: la sua capacità di riconoscere nuovi nessi, progettare adattamenti e cambiamenti possibili, creare nuove strutture.

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6 risposte a Cronaca 12 – Hypnos: lo stato di Trance

  1. Achille ha detto:

    sull’ultima parte ci sono molte precisazioni che andrebbero fatte,comunque,la psicoterapia è un campo affascinante,magico,prima o poi mi dedicherò piu assiduamente,parola di Ericksoniano…

    • drdedalo ha detto:

      Hai ragione, Achille! Dire che andrebbero fatte delle precisazioni è un eufemismo: ci sono tante cose su cui implicitamente chiedo di sospendere l’incredulità. Un po’ come faceva Milton Erickson, domando, a chi mi legge qui, di dare per buone alcune asserzioni sulla mente e sul suo funzionamento. Ad esempio, sul piano teorico non è affatto scontato che, quella che lui chiamava Mente Inconscia, sia in grado di ristabilire uno stato di “sanità” e di correggere certi comportamenti patologici.Ma, naturalmente, questi sono solo assaggi,spunti di riflessione su argomenti vasti che, chi vuole, può approfondire. Se vuoi saperne di più, oltre a leggere le prossime cronache, puoi cominciare con il succitato libro di Keeney, per un chiarimento epistemologico\filosofico; se invece vuoi approfondire gli aspetti neurologici e fisiologici dello stato di Trance e del funzionamento della mente inconscia puoi leggere “Mindsight” di Siegel. Grazie per il tuo commento e per il tuo interesse. A presto, Dr.Dedalo.

  2. Eleonora Natilii (@natandlio) ha detto:

    Io vedo due pinguini in frac che portano un grosso stereo. Davanti a loro un papillon, probabilmente la porta d’ingresso ad un cotillon (ed ecco spiegato il frac). Ci sono anche due stupide macchie rosse che non c’entrano niente e che andrebbero ovviamente tolte. Siete tutti d’accordo, vero?

  3. Achille ha detto:

    ah,quindi parlo con un terapeuta,ottimo!
    si so perfettamente che la mente inconscia è in grado di ristabilire l’equilibrio,come diceva Milton,ognuno di noi ha dentro di se tutte le risorse per risolvere i propri problemi,questo comunque non vuol dire che tutti riescano a risolvere le difficoltà, dipende da diversi fattori la riuscita, dal tipo di problema e dal grado,altrimenti i terapeuti sarebbero solo dei consiglieri 😉 la psicoterapia invece,è uno strumento fondamentale per alcune patologie,mai come in passato…
    chiaro che sono solo titoli….chi conosce la materia sa che c è tutto un mondo da conoscere e di una complessità impressionante…..è anche quella la bellezza…
    ringrazio per i consigli di lettura,anche se comunque,la fisiologia dell’ipnosi la conosco piuttosto bene,avendo fatto ricerca in passato,comunque le letture in questo campo,non sono mai troppe…
    alla prossima Achille.

  4. Pingback: Wu Wei: il fare del non fare I parte | Cronache del Labirinto

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