Glossario: istruzioni per l’uso

“Glossario: raccolta di voci oscure
e non usuali e delle loro spiegazioni.”
Nuovo Zanichelli

“Dio ci salvi dalla visione singola
e dal sonno di Newton.”
W.Blake

Uno dei modi di spiegare una voce oscura è quello di darne una definizione. Ma cosa succede quando, de-finendo un termine, in qualche modo lo si circoscrive e lo si limita?

Ci sono branche del sapere in cui l’atto del definire è assolutamente indispensabile. La matematica, la fisica e la chimica senza definizioni chiare, analitiche e condivise da tutta la comunità scientifica, nemmeno esisterebbero.

Definire, circoscrivere, precisare, specificare, sono azioni che, applicate all’oscurità di un termine o di un argomento, ci permettono di chiarirlo e di renderlo più maneggevole e comunicabile. Assicurarci che la definizione sia chiara e condivisa ci permette di non cadere in quell’errore in cui cadde un medico dell’inizio del secolo scorso.

Quello che racconto qui è una storia che probabilmente non è mai accaduta. E’ piuttosto la versione contadina di uno di quei miti che raccontano di come le previsioni e le oscure visioni di un oracolo possano venire travisate. I miti, si sa, sono “Eventi che non sono mai accaduti ma che, tuttavia, si ripetono in continuazione.” C.G.Jung.

Il ruolo dell’oracolo è in questo caso interpretato da un medico di campagna che se ne andava, con il suo calesse, a curare i  malati da una cascina all’altra. Un giorno gli capitò di visitare un ragazzino ridotto a letto da un forte mal di pancia. Dopo una accurata anamnesi e una visita obiettiva giunse alla sua diagnosi, rassicurò i genitori e stilò una ricetta. Non avendo con sé la carta assorbente, fece asciugare l’inchiostro della stilografica grattando dal muro umido della stanza un po’ di salnitro. Lasciò che la polvere asciugasse l’inchiostro e diede la ricetta ai genitori dicendo: “Raccomando due cucchiai al giorno e così per cinque giorni…poi ci vediamo”.

Quando ripassò, dopo una settimana, dalla cascina, trovò il suo paziente intento a lavorare in cortile. Rallegrandosene si rivolse alla madre dicendo: “Bene, vedo che è guarito, la medicina ha funzionato!”. “Eh sì, dottore” rispose questa “Ha fatto un sacco di storie perché diceva che era amara e salata, ma gliela abbiamo data sempre…due bei cucchiai di salnitro tirati giù dai muri, messi sul pezzo di carta che ci ha dato lei e mandati giù direttamente…dopo tre giorni stava benone!”.

Il mito che questa storiella ricalca parla non tanto di una differenza culturale che fa sì che il medico sottovaluti l’analfabetismo delle persone a cui si rivolge, quanto a due modi completamente diversi di leggere la realtà: due descrizioni del mondo che partono da presupposti diversi e che percorrono strade diverse anche se, in questa storia, giungono fortunatamente allo stesso risultato.

Chiamerò il primo modo di leggere la realtà, quello del medico, “il definire”: partendo da una serie di indicatori percepibili, l’osservatore giunge a delle conclusioni che escludono una serie di ipotesi e ne tengono in vita altre sulle quali, diventando un attore, interviene, per dominare la realtà che ha individuato e per modificarla. Questo è ciò che fa un medico che, osservando dei sintomi e indagandoli, arriva ad una diagnosi (la definizione della malattia) e prescrive una cura che, presumibilmente, porterà alla guarigione.

Chiamerò l’altro modo, che nella storiella è quello del contadino, “il seguire”. In questa modalità che assomiglia più ad un rito che ad un metodo (vedi Cronaca 6), certe prescrizioni che “vengono dall’alto”, da un’autorità, dalla natura, da Dio, sono osservate scrupolosamente, confidando in una riuscita e in una trasformazione che avverrà perché…ci si è comportati come si doveva.

Pensare che il primo modo (il metodo/il definire) abbia dignità e che il secondo (il rito/il seguire) sia invece pura superstizione, è ciò che causa l’arroganza del medico/oracolo e ciò che determina il suo errare.

Ovviamente questo non è che un esempio e il “medico” e il “contadino” rappresentano non tanto due classi sociali o due caste separate, quanto due parti di una stessa mente. E mentre sono stati fatti molti passi avanti nella comunicazione fra scienziati e gente comune, molti altri ne restano da fare per correggere gli errori di traduzione fra questi due diversi modi di leggere la realtà.

Bisogna accettare l’idea che, a dispetto di tutti i progressi scientifici, una parte della nostra mente, anche di quella dei medici e degli scienziati, funziona ancora esattamente come quella dei contadini della favola.

Solo accogliendo questa idea e tenendola presente sarà possibile fare qualcosa contro l’instaurarsi di un circolo vizioso in cui quella parte di mente “più evoluta”, quella che dovrebbe conoscere bene le cose e saperle spiegare, si dimentica di essere compassionevole e comprensiva e usa le proprie conoscenze come potere; mentre l’altra parte, chiusa nella propria obbedienza e soggezione nei confronti del potere, dimentica di fare la cosa che le riesce meglio: chiedere ed essere curiosa!

In questo gioco che punta più alla supremazia e alla separazione che alla collaborazione e alla condivisione, molte risorse vanno sprecate.

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Due descrizioni sono meglio di una!

Ogni volta che ci accostiamo ad un termine che risulta oscuro dovremmo avere la flessibilità di guardare con entrambi gli occhi e con entrambe le parti della nostra psiche. Potremo così far luce sul termine o sull’argomento che stiamo affrontando ma, allo stesso tempo, “accettarne l’oscurità”, lasciarci guidare dalla sua forza e da ciò che esso evoca in noi.

Le definizioni che compariranno in questo Glossario saranno sempre “doppie descrizioni”: tenteranno di soddisfare il conscio definendo e chiarendo il più possibile un termine e, nello stesso tempo, daranno spazio all’intelligenza inconscia che ha bisogno di “amplificare” l’oggetto di studio, covandolo un po’ e seguendo le associazioni a cui esso rimanda.

Aggirandosi nei sentieri del labirinto e nei meandri delle descrizioni che tentano di definirli, ci si imbatte necessariamente in voci oscure e non usuali. Compito di questo Glossario è quello di “chiarirle da una parte” e “lasciarle oscure dall’altra”; definirle e amplificarle.

La prima parte di ogni definizione, quella scritta in nero e in stampatello, tratterà il termine e il concetto limitandolo e definendolo il più possibile; la seconda parte, quella in blu e in corsivo, si occuperà invece di compiere quell’azione che lo psicoanalista W.Bion descrisse come “gettare un raggio di intensa oscurità”. Questo secondo gesto assomiglia un po’ a quella che il poeta John Keats chiamò Capacità Negativa: “…quella capacità che un uomo possiede se sa perseverare nelle incertezze attraverso i misteri e i dubbi, senza lasciarsi andare a un’agitata ricerca dei fatti”.

Non esercitare questa capacità è come non rispettare quella parte di mente che non si limita a capire ma che è in grado di mettere in atto quei gesti che portano al cambiamento e alla trasformazione.

Se il medico della nostra storia l’avesse usata si sarebbe sintonizzato con il proprio paziente e avrebbe spiegato accuratamente la cura. E per i contadini sarebbe stato semplice somministrare con la stessa ritualità del “placebo grattato dal muro” anche il “principio attivo prescritto dal medico”. Per entrambe le parti l’incomprensione si sarebbe dissolta, entrambe si sarebbero risvegliate da quel sonno dato dalla visione singola di cui parla Blake.

Allo stesso modo il Glossario offrirà un po’ di luce a quella parte di mente che cerca chiarezza e un po’ di penombra e di oscurità a quella che esige spazio e profondità.

 

 

 

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